Storia e formazione della Bibbia

Il nostro viaggio nella storia della Bibbia inizia qui. Scopri come i testi sacri sono stati scritti, chi li ha composti e come sono stati uniti per formare il libro che conosciamo oggi. Attraverso lo studio e la guida dello Spirito Santo, ti invitiamo a un'esplorazione profonda e significativa.

I libri della Bibbia: un tesoro di scritture divine

La Bibbia è una collezione straordinaria di libri, scritti nel corso di molti secoli da diversi autori, ma tutti ispirati da Dio. Ogni libro ha la sua storia unica e un messaggio profondo, che insieme formano una narrazione coerente della fede e dell'amore divino. Qui esploreremo le diverse sezioni, dai libri della Legge ai profeti, dagli Evangeli alle lettere apostoliche, per comprendere il loro contesto e il loro significato eterno.

La Bibbia si compone di Antico e Nuovo Testamento, scritti in un arco di oltre un millennio (dal X secolo a.C. al I d.C.).  E' l'autorità suprema e il fondamento insostituibile della fede, della crescita spirituale e della predicazione quotidiana del credente. 

 

La Storia e la Formazione della Bibbia

  • Antico Testamento: Nasce dalla tradizione orale del popolo d'Israele, legata agli eventi dell'Esodo e dell'Alleanza, poi messa per iscritto in ebraico e aramaico nel corso dei secoli monarchici ed esiliari. Comprende 39 libri .
  • Nuovo Testamento: Formato da 27 libri scritti in greco nella seconda metà del I secolo d.C.. Nasce dalla testimonianza oculare e dalla predicazione su Gesù Cristo, raccolta nei Vangeli, negli Atti, nelle Lettere apostoliche e nell'Apocalisse.

 

Gli scrittori della Bibbia: voci ispirate da Dio

La Bibbia non è stata scritta da una sola persona, ma da circa 40 scrittori diversi nel corso di un periodo di oltre 1.500 anni. Tra di essi figurano re, profeti, pescatori, pastori, medici e scribi.

Chi erano gli uomini e le donne che hanno contribuito a scrivere la Bibbia? Da Mosè a Paolo, da Davide a Luca, ogni scrittore ha portato la propria prospettiva e il proprio stile, ma tutti sono stati strumenti nelle mani di Dio. Scopri le loro storie, i contesti in cui hanno vissuto e come le loro esperienze personali hanno plasmato i messaggi che ci hanno lasciato, sempre sotto la guida divina.

Scrittori dell'Antico Testamento

  • Mosè: ha scritto i primi cinque libri (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio) e il Salmo 90. 
  • Giosuè e Samuele: continuatore della storia e scrittori di parti successive o di libri storici. 
  • Re Davide e Re Salomone: principali autori dei Salmi, dei Proverbi, dell'Ecclesiaste e del Cantico dei Cantici. 
  • Profeti maggiori e minori: Isaia, Geremia (autore anche delle Lamentazioni), Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia. 
  • Altri autori e scribi: Esdra e Neemia (nei rispettivi libri e in Cronache), oltre ad autori anonimi di vari libri storici e poetici (come il libro di Giobbe). 

    Scrittori del Nuovo Testamento

    • Matteo e Giovanni: apostoli e testimoni oculari, autori di due dei Vangeli (Giovanni scrisse anche l'Apocalisse e le sue  tre lettere ).
    • Marco e Luca: compagni di viaggio degli apostoli; Marco scrisse il suo Vangelo e Luca scrisse il rispettivo Vangelo e gli Atti degli Apostoli.
    • Paolo di Tarso: autore delle 14 lettere (o epistole) che portano il suo nome.
    • Pietro, Giacomo e Giuda: autori delle rispettive lettere  inserite nel canone.
     

     

    La compilazione della Bibbia: un percorso di fede e discernimento

    Come sono stati scelti e riuniti i vari libri per formare l'Antico e il Nuovo Testamento? La storia della compilazione della Bibbia è un racconto affascinante di fede, tradizione e discernimento. Esploreremo i processi attraverso i quali i testi sono stati riconosciuti come canonici, garantendo che solo le parole ispirate da Dio fossero incluse in questo volume sacro che ha guidato generazioni di credenti. Ministero il Respiro crede fermamente che lo Spirito Santo abbia guidato ogni passo di questo processo, e continua a guidare il nostro studio oggi.

    La Bibbia (al femminile singolare, titolo in uso in italiano dal XVI secolo derivato dal latino volgare Biblia che adattò dal plurale neutro greco antico τὰ βιβλία, tà biblìa, che significa "i libri" per antonomasia è una raccolta di testi religiosi considerati sacri dal Cristianesimo e in parte anche dall'Ebraismo, dall'Islam, dal Bahá'í e da molte altre religioni. È formata da libri differenti per origine, genere, composizione, lingua, datazione, autore e stile letterario, scritti in un ampio lasso di tempo, preceduti da una tradizione orale più o meno lunga e comunque difficile da identificare, racchiusi in un canone stabilito a partire dai primi secoli della nostra era.

    Diversamente dal Tanakh (Bibbia ebraica), il cristianesimo ha riconosciuto nel suo canone ulteriori libri scritti in seguito al "ministero di Gesù. La Bibbia cristiana, quindi, risulta suddivisa in: Antico Testamento (o Antica Alleanza), corrispondente alla Bibbia ebraica, e Nuovo Testamento (o Nuova Alleanza), che descrive l'avvento del Messia e le prime fasi della predicazione cristiana.

    La parola "Testamento presa singolarmente significa "patto", un'espressione utilizzata dai cristiani per indicare i patti stabiliti da Dio con gli uomini per mezzo di Mosè (antico testamento) e poi per mezzo di Gesù (nuovo testamento).

    Con vendite stimate di oltre 7 miliardi di unità, è il libro più venduto della storia.

    Datazione

    Lo stesso argomento in dettaglio: Ipotesi documentale e Ipotesi supplementare.

    La critica biblica si interroga ormai da più di un secolo sulla datazione delle varie opere che compongono la Bibbia. Cristiano Grottanelli, riassumendo, fa presente che:

    «Oggi un certo consenso è raggiunto, ma chiaramente in via provvisoria, su alcuni punti. Mentre la scomposizione della Genesi e anche di altri libri o di parti di essi, in fonti di diverse età è sempre più problematica, sembrano resistere alcuni elementi acquisiti a partire dalle ricerche di biblisti tedeschi del secolo scorso, ma non senza modifiche e ripensamenti. Fra questi spiccano: la datazione in età monarchica di alcuni Salmi e di certi libri o parti di libri profetici; l'attribuzione a età relativamente tardiva (secondo molti nettamente post-esilica) di una redazione finale del Pentateuco; la visione unitaria dei libri narrativi detti "Profeti anteriori" come opera di una personalità o scuola detta "deuteronomistica" per i suoi rapporti di impostazione ideologica con il Deuteronomio, ultimo libro del Pentateuco; la datazione post-esilica, e certo successiva a quella deuteronomista, dei due libri delle Cronache. Tuttavia, anche questi punti fermi secondo la maggioranza degli studiosi sono posti oggi in discussione da alcuni studiosi che propongono date più basse, per esempio, per il Pentateuco, e collocano il Deuteronomio in età post-esilica con (ma in altri casi senza) un relativo abbassamento della fonte detta "deuteronomistica"»

    (Cristiano Grottanelli, La religione d'Israele prima dell'Esilio, in Ebraismo, a cura di Giovanni Filoramo. Bari, Laterza, 2007, pp. 6-7)

    La Bibbia ebraica: Torah o Tanakh?

    Lo stesso argomento in dettaglio: Canone della Bibbia e Talmud.

    Bibbia ebraica, 1300

    Il termine "Bibbia ebraica" è solitamente usato dai cristiani per indicare i testi sacri della religione ebraica, ma l'etimologia di Bibbia è greca e significa semplicemente, come si è visto, "libri"; tutti i libri della Bibbia ebraica sono considerati sacri anche dai cristiani - che inizialmente perlopiù erano ebrei che seguivano anche gli insegnamenti di Gesù, e che solo dopo decisioni di rabbini sono stati esclusi dall'ebraismo "classico" venendo definiti solo "cristiani" - anche se i libri vengono raggruppati in una sequenza diversamente ordinata rispetto a quella ebraica. Quindi i cristiani, a loro volta suddivisibili nelle varie partizioni originatesi successivamente (ortodossi, cattolici, protestanti, etc) riconoscono e utilizzano molti testi dell'ebraismo, ai quali aggiungono i resoconti della vita e opere di Gesù e le lettere dei suoi discepoli.

    Il termine che gli ebrei utilizzano per indicare i loro libri sacri è invece Tanakh, acronimo privo di significato nella lingua ebraica e formato dalle iniziali delle tre parti, nelle quali vengono generalmente, ma non sempre, raggruppati i 39 libri:

    • Tōrāh (= Legge o anche Insegnamento; in greco Pentateuco = 5 Testi: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio)
    • Nebiìm (= Profeti) a loro volta divisi in profeti anteriori e posteriori (21 libri)
    • Ketubim (= Scritti; Agiografi = scritti sacri in greco) 13 libri

    Si osservi però che il conteggio dei libri viene spesso fatto in modo diverso perché i 12 libri dei profeti minori, tutti molto brevi, sono considerati un unico libro e analogamente altre 4 coppie di libri (i due libri di Samuele, i due libri dei Re, i due libri delle Cronache e i libri di Esdra e Neemia) sono contate come 4 libri soltanto. In questo modo, preferito dagli Ebrei, la Tanakh risulta composta soltanto da 24 libri.

    I libri della Bibbia ebraica sono stati scritti in ebraico, anche se i libri di Esdra, Neemia e Daniele contengono parti in aramaico.

    Nell'ambito dell'ebraismo antico alcune correnti, in particolare i sadducei, consideravano come sacra la sola Torah; oggi i samaritani hanno mantenuto una posizione simile, considerando canonica solo la Torah e autorevole il Libro di Giosuè.

    Le antiche comunità ebraiche di lingua greca, oggi estinte, invece, seguivano un canone più ampio dell'attuale canone ebraico, il cosiddetto "Canone alessandrino", derivato dalla versione dei Settanta della Bibbia.

    Nel I secolo d.C. per l'ebraismo venne considerato come definitivo il "Canone palestinese", più ristretto di quello alessandrino.

    Bibbia cristiana

    «Tutte le Scritture sono state scritte per questo: perché l'uomo capisse quanto Dio lo ama e, capendolo, s'infiammasse d'amore verso di lui.»

    (Sant'Agostino).

    La Bibbia cristiana comprende l'Antico Testamento (46 libri) ed il Nuovo Testamento (27 libri), specificamente cristiano, cioè la parte relativa a Gesù e alla nascente Chiesa apostolica.

    Le chiese protestanti, seppure con differenze a seconda dei periodi, escludono dall'Antico Testamento gli stessi libri esclusi dal Canone ebraico palestinese La Chiesa cattolica e quelle ortodosse seguono invece la Septuaginta (canone alessandrino, con alcune differenze), che comprende libri in origine scritti sia in ebraico che in greco. La Bibbia Protestante contiene complessivamente sette libri in meno di quella cattolica non attribuendo l'ispirazione dello Spirito Santo : mancano Tobia, Giuditta, Maccabei 1 e 2, Sapienza, Siracide (chiamato anche Ecclesiastico), Baruc e vengono esclusi anche 4 capitoli del Libro di Ester e 2 capitoli del Libro di Daniele.

    I libri che non appartengono al canone della Bibbia ebraica sono detti deuterocanonici dai cattolici, mentre sono considerati apocrifi dai protestanti, i quali il più delle volte li inserivano come appendice a parte fra i due testamenti. Sono i libri dell'Antico Testamento scritti in lingua greca, ad eccezione del Siracide composto in ebraico.

    In età antica anche per il Nuovo Testamento, scritto in greco (anche se forse l'evangelista Matteo compose il suo libro in ebraico o aramaico), vi erano state differenze fra le varie chiese sul numero dei libri da recepire come ispirati. In particolare erano sorti dubbi sulle epistole non attribuite a Paolo di Tarso e sull'Apocalisse. I libri controversi del Nuovo Testamento furono detti nell'antichità antilegomena.

    Antico Testamento

    Lo stesso argomento in dettaglio: Antico Testamento.

    Il numero, l'ordine ed il titolo dei vari libri varia a seconda dei diversi canoni: canone ebraico o palestinese (39 libri) seguito da ebrei e protestanti; ed il canone greco o alessandrino (46 libri) seguito da Cristiani Cattolici ed Ortodossi. L'indice della Bibbia cristiana cattolica e ortodossa non segue l'ordine della Bibbia ebraica e protestante, ma è divisa in quattro parti in base al contenuto: il Pentateuco (5 libri), i Libri profetici (18 libri), Libri storici (16 libri), Libri sapienziali (7 libri), secondo il canone alessandrino. I libri deuterocanonici non sono riconosciuti come ispirati e quindi appartenenti al canone dalle chiese protestanti e da alcune altre confessioni.[6] Essi contengono anche testi appartenenti all'epoca ellenistica e il più recente, il Libro della Sapienza, è stato scritto "tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo d.C.

    Nuovo Testamento

    Lo stesso argomento in dettaglio: Nuovo Testamento.

    Il Nuovo Testamento, facente parte della sola Bibbia cristiana, redatto originariamente in greco con numerosi semitismi, è composto dai quattro Vangeli (Matteo, Marco, Luca, Giovanni), dagli Atti degli Apostoli (1 libro), dalle lettere apostoliche (21 libri) e dall'Apocalisse (1 libro), per un totale di 27 scritti. Tra le diverse confessioni cristiane (cattolica, ortodossa, protestante) c'è un sostanziale accordo sul numero e l'ordine dei libri del Nuovo Testamento, con la sola differenza che per i luterani gli ultimi libri sono i deuterocanonici neotestamentari: Ebrei, Giacomo, Giuda e Apocalisse, separando Ebrei dal corpus paolino e Giacomo e Giuda dalle lettere cattoliche. Non è così invece per il Vecchio Testamento, dove la canonicità di alcuni libri non è riconosciuta dalle chiese protestanti e da alcune altre confessioni.

    Sinossi e contenuti

    Antico Testamento

    Torah (o Pentateuco): da Genesi a Deuteronomio

    Il processo redazionale della Torah

    I cinque libri della Tōrāh (o Pentateuco nella Bibbia cristiana), attribuiti dalla tradizione ebraica e cristiana a Mosè, furono in realtà il frutto di un processo redazionale durato alcuni secoli. In particolare, all'origine dei libri della Genesi, dell'Esodo e dei Numeri vi sarebbero due distinte tradizioni messe per iscritto tra il IX e l'VIII secolo a.C. da due gruppi di autori ignoti individuati dal diverso modo di trascrivere il nome di Dio (Jahvè o Elohim): una tradizione Jahvista (J) tipica del regno di Giuda e una Elohista (E) portata dagli esuli del regno d'Israele scampati alla deportazione assira nel 722 a.C. Fu in quel periodo che le due tradizioni furono fuse in un unico testo (JE) da un nuovo autore anonimo, probabilmente un sacerdote del tempio di Gerusalemme. Al tempo del re Giosia (622 a.C. circa) si fa risalire invece la composizione del libro del Deuteronomio (D), sempre per mano di un autore sacerdotale, in quanto esso presenta delle differenze stilistiche e ideologiche rispetto agli altri quattro libri della Torah. L'ultima di queste redazioni sarebbe avvenuta nell'epoca successiva al ritorno degli ebrei dall'esilio babilonese (V secolo a.C.), sicuramente ad opera della casta sacerdotale del nuovo tempio, che, insieme alla scrittura del libro del Levitico, apportò aggiunte riguardanti le norme liturgiche e rituali con particolare attenzione alle genealogie e al calendario: questa nuova redazione è detta sacerdotale (P), che servì da collante ideologico per il testo definitivo (JEDP).

    Genesi

    Lo stesso argomento in dettaglio: Genesi.

    All'inizio dei tempi, Dio creò il mondo e l'Uomo a Sua immagine e somiglianza. I primi esseri umani, Adamo ed Eva, vennero posti da Dio in un luogo paradisiaco, il Giardino dell'Eden, ma caddero nella tentazione del serpente (personificazione del demonio), che li indusse a mangiare il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male vietato da Dio. Fu da qui che ebbe inizio il peccato e la sofferenza dell'Uomo: scacciati dal Giardino dell'Eden, Adamo ed Eva dovettero lavorare duramente per vivere e generarono i loro figli nella sofferenza. Infatti, da Adamo ed Eva, nacquero Caino e Abele. Per invidia, Caino uccise il fratello Abele, compiendo il primo omicidio della storia. Da Adamo ed Eva nacque un terzo figlio, Set, da cui discese Noè, considerato da Dio un uomo giusto in mezzo a tutta l'umanità corrotta e rivolta totalmente al male. Per annientarla definitivamente, il Signore intendeva mandare un diluvio universale e perciò incaricò Noè di costruire un'arca per salvare sé stesso, la sua famiglia e una coppia di tutti gli animali esistenti. Al termine del diluvio, Dio gli fece la promessa che non avrebbe più distrutto l'umanità e, come segno del patto, inviò un arcobaleno. Ma il male incombeva ancora sul mondo rinato dopo il diluvio: gli uomini volevano innalzare una torre fino al cielo, illudendosi di raggiungere Dio, il quale li punì facendo in modo che ognuno parlasse una lingua diversa e disperdendoli su tutta la terra.

    È qui che ha inizio la storia dei Patriarchi, ossia gli antenati del popolo ebraico, con cui Dio stabilì una nuova alleanza: dalla discendenza di Sem, figlio di Noè, nacque Abramo, che lasciò Carran, la città in Mesopotamia dove si era stabilito, a seguito della promessa di Dio di dargli una discendenza, nonostante la moglie Sara fosse sterile, e il possesso di una terra dove la sua stirpe potrà stabilirsi, cioè il paese di Canaan. Dopo un breve periodo trascorso in Egitto (dove la moglie Sara fu fatta prigioniera dal faraone), Abramo si separò dal nipote Lot, il quale si stabilì a Sodoma, poi distrutta da Dio insieme a Gomorra per gli innumerevoli peccati dei suoi abitanti. Solo Lot si salvò insieme alle sue due figlie perché tre angeli di Dio lo avvisarono per tempo e, dal loro rapporto incestuoso, si originarono le stirpi degli ammoniti e dei moabiti. Siccome la promessa del Signore ancora non si avverava, Abramo seguì il suggerimento di Sara di avere con la sua schiava egizia Agar un figlio illegittimo che fu chiamato Ismaele. Finalmente, nonostante fossero già anziani, Dio diede ad Abramo e Sara il tanto desiderato figlio Isacco ma sorsero delle gelosie con Agar, tanto che Abramo fu costretto ad allontanarla insieme ad Ismaele nel deserto, dove Dio li salvò da una morte certa. Quando Isacco era già ragazzo Dio mise nuovamente alla prova la fede di Abramo: gli chiese di sacrificare l'amato figlio ma, mentre era in procinto di effettuare il sacrificio umano, un angelo lo fermò perché Dio aveva apprezzato la sua obbedienza. Abramo morì e il figlio Isacco sposò la cugina Rebecca che gli diede due gemelli, Giacobbe ed Esaù. Con uno stratagemma ideato da Rebecca, Giacobbe ottenne dal padre la benedizione e quindi la sua successione. Poiché Esaù giurò vendetta, Giacobbe fuggì a Carran presso lo zio Labano. Dio gli promise di dare a lui e alla sua discendenza il possesso della terra di Canaan, mostrandogli in sogno una scala che saliva al cielo, sulla quale salivano e scendevano degli angeli. Giacobbe amava la cugina Rachele ma lo zio Labano, con l'inganno, gli fece sposare l'altra sorella Lia, che partorì Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issachar e Zabulon. Giacobbe poté sposare Rachele solo dopo aver servito lo zio per altri sette anni ma ella, essendo sterile, gli diede la sua schiava Bila, che ebbe i figli Dan e Neftali. Allora anche Lia diede al marito la sua serva Zilpa, che partorì Gad e Aser. Alla fine, Rachele riuscì a dare a Giacobbe due figli, Giuseppe e Beniamino. Alla morte del padre Isacco, Giacobbe si mise in cammino per tornare a Canaan ma presso il fiume Iabbok si trovò a lottare contro un uomo misterioso, che si rivelò essere Dio, il quale gli diede il nuovo nome di Israele (cioè, "colui che combatte con Dio"). Giacobbe si riappacificò con Esaù: tornò quindi ad abitare a Canaan insieme alle sue mogli e ai figli mentre Esaù si spostò in un'altra terra, dando origine al popolo degli edomiti. Dei suoi dodici figli, Giacobbe amò di più Giuseppe, che i fratelli invidiosi vendettero come schiavo all'insaputa del padre, cui fecero credere che fosse stato ucciso da un animale selvaggio. Finito in Egitto come servo, Giuseppe divenne poi governatore del faraone grazie al suo prodigioso dono di interpretare i sogni e decise di perdonare i fratelli, invitandoli a stabilirsi in Egitto insieme al padre Giacobbe per sfuggire alla carestia che affliggeva Canaan.

    Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio

    Lo stesso argomento in dettaglio: Libro dell'Esodo, Levitico, Numeri (Bibbia) e Deuteronomio.

    I discendenti dei dodici figli di Giacobbe divennero così numerosi e potenti che il nuovo faraone, che non aveva conosciuto Giuseppe, li rese schiavi e fece assassinare tutti i lori figli maschi. L'unico bambino scampato al massacro fu affidato dalla madre alle acque del Nilo e salvato dalla figlia del faraone, che lo allevò come figlio suo e lo chiamò Mosè (cioè, "salvato dalle acque"). Cresciuto e scoperte le sue vere origini, Mosè uccise un sorvegliante egizio colpevole di aver colpito un ebreo e fuggì nel paese di Madian, dove Dio gli apparve sotto forma di roveto ardente e gli affidò la missione di andare dal faraone per ordinargli a Suo Nome di liberare il popolo di Israele ma il faraone non ascoltò Mosè. Perciò Dio decise di colpire l'Egitto con dieci piaghe e l'ultimo flagello uccise tutti i figli primogeniti degli egizi, convincendo finalmente il faraone a lasciare liberi gli ebrei, non prima che Mosè avesse loro prescritto di celebrare la Pasqua per ricordare il giorno dell'uscita dall'Egitto. Ma il faraone, pentito di averli lasciati andare, inseguì gli ebrei e Dio ordinò a Mosè di stendere la mano sul mar Rosso, che si aprì e consentì ai figli di Israele di attraversarlo, richiudendosi al passaggio degli egizi che furono travolti. Raggiunto il deserto, gli israeliti furono nutriti da Dio, che mandò loro le quaglie e la manna ma essi rimasero insoddisfatti. Dio si manifestò a Mosè sul monte Sinai e lì, dopo quaranta giorni e quaranta notti, gli consegnò il Decalogo, cioè le regole fondamentali della nuova Alleanza scolpite su tavole di pietra, prescrivendogli di conservarle in una cassa di legno rivestita d'oro, l'Arca dell'Alleanza, all'interno della tenda del convegno, un santuario mobile che sarebbe stato la Sua Dimora dove Egli si sarebbe manifestato sotto forma di nube. Però il popolo, impaziente per la sua assenza, si costruì un vitello d'oro per adorarlo al posto di Dio ma ciò provocò le ire di Mosè che, disceso dal monte, frantumò le tavole del Decalogo, distrusse l'idolo ed ordinò alla tribù di Levi (che aveva deciso di rimanergli fedele) il massacro di coloro che si erano macchiati di questo grave peccato. Mosè implorò ed ottenne il perdono di Dio, il quale gli diede delle nuove tavole del Decalogo. Per la fedeltà dimostrata, i Leviti furono scelti da Dio come addetti esclusivi al Suo culto nella tenda del convegno: a loro è dedicato il libro del Levitico, in cui si raccolgono le ulteriori disposizioni riguardanti i cerimoniali e le norme di comportamento che Dio impartì a Mosè. Oltre all'episodio dell'idolo d'oro, vi furono anche altre occasioni in cui il resto degli israeliti si rivelarono infedeli e disobbedienti a Dio, nonostante i prodigi che Egli compì tramite Mosè, tanto che li condannò a vagare nel deserto per quaranta anni così che la generazione ribelle al Suo volere morisse tutta. Giunto nelle vicinanze della terra promessa, sul monte Nebo, Mosè non poté entrarvi per aver manifestato infedeltà a Dio a Meriba, nel deserto del Sinai. Perciò investì Giosuè come suo successore e morì all'età di centoventi anni.

    Storia Deuteronomistica: da Giosuè ai libri dei Re

    La Storia Deuteronomistica

    I libri di Giosuè, dei Giudici, i due libri di Samuele e i due libri dei Re si fanno risalire convenzionalmente ad un lungo lavoro di scrittura, sicuramente opera di scribi e sacerdoti, che si svolse nel periodo compreso tra il regno del re Giosia e l'esilio babilonese (VII-VI secolo a.C.) sotto l'influsso ideologico e teologico del libro del Deuteronomio, di cui tali libri sarebbero la continuazione. Perciò questo racconto è detto Storia Deuteronomistica e prende le mosse dalla morte di Mosè, abbracciando tutta la storia d'Israele fino ad arrivare all'esilio babilonese. Nella Bibbia ebraica questi libri sono chiamati "profeti anteriori" in quanto la tradizione attribuiva la loro composizione ai profeti più antichi (Giosuè per il libro che porta il suo nome, Samuele per i Giudici e i due libri che portano il suo nome e Geremia per i due libri dei Re). Il canone cristiano pone invece questi scritti tra i libri storici.

    Giosuè

    Lo stesso argomento in dettaglio: Libro di Giosuè.

    Giosuè condusse il popolo ebraico nella terra di Canaan oltre il fiume Giordano e, grazie all'aiuto dei prodigi di Dio, riuscì a sconfiggere tutti i popoli lì presenti e a conquistare diverse città: le mura di Gerico crollarono dopo che gli israeliti vi girarono intorno per dieci giorni portando l'Arca dell'Alleanza mentre a Gabaon Giosuè ordinò al sole e alla luna di fermarsi, mettendo in fuga i nemici. Su disposizione del Signore divise il territorio conquistato tra le dodici tribù di Israele.

    Giudici

    Lo stesso argomento in dettaglio: Libro dei Giudici.

    Dopo la morte di Giosuè seguì il periodo dei Giudici, uomini scelti da Dio per guidare le tribù e per difenderle dalle minacce dei popoli circostanti. Giudici famosi furono Gedeone, che sconfisse i madianiti, e Sansone, che traeva la sua prodigiosa forza dai capelli ma, sedotto dalla filistea Dalila, accecato ed imprigionato, sacrificò sé stesso per uccidere tremila filistei riuniti nel tempio del loro dio Dagon.

    Libri di Samuele

    Lo stesso argomento in dettaglio: Libri di Samuele.

    Samuele, chiamato da Dio fin dall'infanzia, divenne la nuova guida politica e religiosa del popolo di Israele e quando fu vecchio gli israeliti gli chiesero di nominare un re, scelto da Dio nella persona di Saul, della tribù di Beniamino. Saul combatté con coraggio i popoli nemici di Israele ma presto la sua fedeltà al Signore diminuì. Quindi Dio ordinò a Samuele di consacrare un nuovo re nella persona del pastorello Davide, il quale dimostrò astuzia abbattendo con la sua fionda il gigante filisteo Golia. Gionata, figlio di Saul, divenne molto amico di Davide e Saul gli diede in sposa l'altra figlia Mikal ma iniziò ad essere invidioso di lui e per questo tentò di ucciderlo. Davide riuscì a fuggire grazie a Mikal ma Saul continuò a dargli la caccia finché si suicidò per non cadere prigioniero dei filistei nella battaglia di Gelboe, in cui morirono anche Gionata e tutti gli altri suoi figli. Davide fu unto re e sconfisse i gebusei, conquistando la loro città Gerusalemme, dove spostò la capitale e vi portò l'Arca dell'Alleanza. Ma Davide cadde nel peccato agli occhi di Dio perché s'innamorò di Betsabea, moglie del generale Uria, di cui provocò la morte mandandolo in battaglia per poter così sposarne la vedova. Dio lo punì facendo morire il bambino nato dalla loro unione e Davide si pentì del suo errore. Gli ultimi anni del suo regno furono segnati da un fallito tentativo di spodestarlo da parte del figlio Assalonne.

    Libri dei Re

    Lo stesso argomento in dettaglio: Libri dei Re.

    Davide morì e gli successe l'altro figlio Salomone, nato da Betsabea. Egli si distinse come sovrano sapiente e saggio ed avviò i lavori di costruzione del tempio di Gerusalemme dove custodire l'Arca dell'Alleanza. Ma presto Salomone si allontanò da Dio e costruì templi ad altri dèi. Dopo la sua morte, il regno si spezzò come punizione divina per il suo peccato di idolatria: dieci tribù a nord formarono il regno d'Israele con Geroboamo mentre a sud le tribù di Giuda e Beniamino rimasero fedeli alla dinastia di Davide. Ma Geroboamo e i suoi successori peccarono anche loro d'idolatria verso altri dèi e perciò attirarono sul loro regno l'ira di Dio. In particolare, un re d'Israele, Achab, raggiunse l'apice del peccato sposando Gezabele, figlia del re fenicio di Sidone, che introdusse il culto dei suoi dèi nel regno e fece uccidere centinaia di profeti di Dio. Elia, uno dei pochi superstiti, si dovette nascondere e tornò a presentarsi ad Achab dopo tre anni, dimostrando con un miracolo l'esistenza di un unico Dio di fronte al quale gli altri dèi pagani non ebbero alcun potere. Elia, quindi, incaricò Eliseo di proseguire la sua opera e salì al cielo su un carro di fuoco. Eliseo fu un uomo santo che percorse tutto Israele compiendo miracoli. Dopo aver cercato invano di recuperare il favore di Dio, Achab si alleò con il re di Giuda Giosafat per combattere gli invasori aramei ma morì in battaglia mentre Gezabele fu uccisa per ordine del generale usurpatore Jehu, consacrato nuovo re d'Israele da Eliseo: entrambi i loro cadaveri furono rosicati dai cani come aveva predetto Elia. I peccati d'Israele furono in seguito puniti definitivamente con la sua distruzione da parte degli assiri e la deportazione di tutti i suoi abitanti verso le lontane terre d'Assiria. Il regno di Giuda si salvò dal disastro solo al prezzo di un pesante tributo pagato dal re idolatra Acaz ma suo figlio Ezechia, costretto a cedere nuovamente gli arredi e i tesori del tempio di Gerusalemme come ulteriore tributo, si ribellò al re assiro Sennacherib, il cui esercito fu distrutto e messo in fuga dall'angelo del Signore, come preannunciato dal profeta Isaia. A differenza del padre Acaz, Ezechia cercò di ristabilire il culto di Dio su quello degli altri dèi ma i suoi successori Manasse e Amon peccarono nuovamente d'idolatria, finché regnò un altro sovrano virtuoso agli occhi di Dio, Giosia, che, dopo aver letto il libro della Legge di Mosè scoperto durante i lavori di restauro del tempio di Gerusalemme, mise al bando il culto di tutti gli dèi pagani. Giosia fu però sconfitto ed ucciso dal faraone d'Egitto Necao, che impose come nuovo sovrano Ioiakìm, un figlio di Giosia che, a differenza del padre, offese Dio e pretese grandi quantità di oro e argento dal popolo come tributo a Necao. Ma il successore di Ioiakìm, Ioiachìn, fu sconfitto dai babilonesi guidati dal re Nabucodonosor e deportato con tutta la famiglia reale a Babilonia. Fu sostituito dallo zio Sedecia che, ribellatosi a Nabucodonosor, fu da questi di nuovo sconfitto ed accecato: dopo l'assedio, Gerusalemme fu distrutta e tutti i suoi abitanti deportati a Babilonia.

    Storia del Cronista: le Cronache e i libri di Esdra e Neemia

    Lo stesso argomento in dettaglio: Libri delle Cronache.

    I due libri delle Cronache e i libri di Esdra e Neemia si fanno risalire ad un unico gruppo di autori, chiamati con il nome convenzionale di Cronista, attivo nel periodo successivo al ritorno degli esuli ebrei da Babilonia (IV-III sec. a.C.). I libri delle Cronache in particolare riprendono il racconto della Storia Deuteronomistica, dalla vicenda del re Davide alla caduta di Gerusalemme ad opera di Nabucodonosor, arricchendola con maggiori dettagli e concentrandosi su particolari poco considerati in precedenza.

    Esdra e Neemia

    Lo stesso argomento in dettaglio: Libro di Esdra e Libro di Neemia.

    A sessant'anni dalla deportazione degli ebrei a Babilonia, il re Ciro di Persia, conquistata la città, permise ai figli d'Israele di poter tornare in patria. Zorobabele, discendente del re Davide, insieme al sommo sacerdote Giosuè guidò il primo gruppo di ebrei che lasciarono Babilonia e diede inizio alla ricostruzione del tempio di Gerusalemme. Circa sessant'anni dopo partì un secondo gruppo su autorizzazione del nuovo sovrano persiano Artaserse che era guidato da Esdra, scriba e studioso della Legge di Mosè, il quale insegnò agli ebrei a rispettare i precetti delle Sacre Scritture. Dodici anni dopo, il coppiere ebreo Neemia ricevette da Artaserse il permesso di tornare a Gerusalemme per ricostruire le mura ed anch'egli si dedicò all'insegnamento della Legge.

    Altri testi storici e i libri sapienziali

    Lo stesso argomento in dettaglio: Libri deuterocanonici, Libri sapienziali e Libro di Giobbe.

    I libri di Tobia, Ester, Giuditta e i due libri dei Maccabei, scritti tra il II e il I secolo a.C., costituiscono un gruppo a sé perché si concedono molte licenze letterarie nel trattare il contesto storico-politico e perciò molti di essi sono considerati apocrifi da alcune confessioni religiose.  Il libro di Rut invece risalirebbe al V secolo a.C. e la sua collocazione dopo il libro dei Giudici, poi fatta propria dalla tradizione cristiana, si deve alla traduzione greca dei Settanta.[9] La Bibbia cattolica include tutti questi scritti tra i libri storici:

    • Rut: al tempo dei Giudici, Rut, una vedova moabita, decide di seguire la suocera Noemi nella sua città d'origine, Betlemme, dove sposerà Booz e darà origine alla stirpe da cui nascerà il re Davide.
    • Tobia: Tobia, figlio del cieco Tobi, ebreo deportato in Assiria, compie un viaggio, conosce e sposa Sara e, al ritorno, guarisce il padre con l'aiuto dell'arcangelo Raffaele.
    • Giuditta: Giuditta, una bella e pia vedova, seduce ed uccide Oloferne, generale del re Nabucodonosor impegnato nell'assedio della città giudea di Betulia.
    • Ester: l'orfana ebrea Ester diventa moglie del re persiano Assuero e salva il suo popolo dai complotti del malvagio consigliere Aman.
    • Libri dei Maccabei: Giuda e i suoi fratelli, figli del sacerdote Mattatia e detti Maccabei, si ribellano al dominio dei sovrani seleucidi, che vorrebbero imporre in Israele culti ed usanze pagani.

    I libri di Giobbe, Proverbi, Ecclesiaste (o Qoèlet), Siracide, Sapienza, Salmi e il Cantico dei Cantici rientrano invece nel genere sapienziale, molto in voga in tutto l'Oriente antico, e sono una raccolta di massime, proverbi, precetti, testi poetici e preghiere.

    Libri profetici

    Lo stesso argomento in dettaglio: Profeti posteriori.

    Si tratta di libri che raccolgono oracoli in stile poetico pronunciati da figure carismatiche ispirate direttamente da Dio, i profeti appunto. Le loro profezie riguardano l'ambito sociale, politico o religioso e sono poste in un contesto storico o contengono comunque notizie di carattere storico. Se il cristianesimo divide i libri dei profeti in maggiori e minori, l'ebraismo invece li classifica tutti come "profeti posteriori" distinguendoli dai "profeti anteriori", cioè i libri da Giosuè ai Re. I libri profetici non sono tuttavia opera dei profeti di cui portano il nome ma sono il frutto di un lungo processo redazionale iniziato nel VIII secolo a.C.  Ad esempio, nel solo libro di Isaia possiamo distinguere la mano di ben tre autori anonimi: un Isaia del VIII secolo a.C. (capitoli 1-39), un Deutero-Isaia (o Secondo-Isaia) che scrisse negli anni dell'esilio babilonese (capitoli 40-55) e un Trito-Isaia (o Terzo-Isaia) di epoca post-esilica (capitoli 56-66). Sarebbe perciò più corretta una classificazione dei libri in rapporto all'esilio babilonese: profeti pre-esilici (Osea, Primo-Isaia, Michea, Amos, Abacuc, Sofonia, Naum, Geremia), esilici (Ezechiele e Deutero-Isaia) e post-esilici (Trito-Isaia, Abdia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Gioele, Giona, Baruc). Il libro di Daniele è invece ascrivibile al filone della letteratura apocalittica ebraica, attestato dal II secolo a.C. in poi, ma brani e temi apocalittici sono presenti anche nel Primo-Isaia, in Zaccaria e in Ezechiele.

    Il profeta considerato più importante è Isaia, il quale ricevette da Dio la missione di annunciare la rovina del regno di Giuda minacciato dall'invasione assira. Geremia preannunciò invece la distruzione di Giuda e la deportazione dei suoi abitanti sotto il re babilonese Nabucodonosor, i cui sogni furono interpretati da un altro profeta, Daniele, che Dio preservò dalla gelosia degli uomini malvagi che lo circondavano. Tra i deportati a Babilonia figurava anche Ezechiele, il quale attraverso visioni e parabole esortò il suo popolo a tornare a compiere il volere di Dio. Tra i profeti minori si distinse invece Giona, che disubbidì alla volontà del Signore di predicare la sua Parola nella capitale assira Ninive e perciò fu inghiottito da un grosso pesce, che lo tenne nel suo ventre per tre giorni e tre notti. Ottenuto il perdono divino, Giona portò a termine la sua missione e convertì gli assiri.

    Nuovo Testamento

    Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni

    Lo stesso argomento in dettaglio: Vangelo secondo Matteo, Vangelo secondo Marco, Vangelo secondo Luca e Vangelo secondo Giovanni.
    Caratteristiche generali

    I quattro Vangeli, attribuiti dalla tradizione agli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni, raccontano la vita e il ministero di Gesù, considerato dal cristianesimo il Figlio di Dio, il Messia (in greco Cristo, cioè il Salvatore dell'umanità) e l'incarnazione del Verbo divino. Essi furono scritti in greco probabilmente tra il I e il II secolo d.C. I primi tre Vangeli sono detti sinottici perché presentano evidenti somiglianze tra di loro mentre quello di Giovanni tratta la vicenda da un punto di vista prettamente teologico.

    L'arcangelo Gabriele annunciò a Maria, una vergine di Nazareth, che avrebbe generato il Figlio di Dio cui avrebbe imposto il nome di Gesù. Maria era promessa sposa a Giuseppe, appartenente alla stirpe di Davide, che voleva ripudiarla in segreto a causa di questa gravidanza miracolosa ma, a seguito dell'apparizione di un angelo, la prese in moglie. Gesù nacque a Betlemme in Giudea, dove Giuseppe e Maria si erano recati a causa del censimento ordinato dall'imperatore romano Augusto e, poiché non trovarono un alloggio libero, il neonato fu deposto in una mangiatoia. I primi a rendere omaggio al Messia nato furono alcuni pastori, avvertiti da un angelo, e i Magi, sapienti giunti appositamente dall'oriente a seguito dell'apparizione di una stella che annunciava il lieto evento. Avvisato dai Magi della nascita del Messia, il re Erode ordinò l'uccisione di tutti i bambini di Betlemme ma un angelo avvertì in tempo Giuseppe, che fuggì in Egitto con Maria e il bambino e vi rimase fino alla morte di Erode, quando tornarono a Nazareth. All'età di trent'anni, Gesù iniziò il suo ministero: si recò da Giovanni il Battista, un predicatore chiamato da Dio ad aprirgli la strada, e da lui ricevette il battesimo nelle acque del fiume Giordano. Gesù rimase nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti respingendo le tentazioni di Satana e presso il mare di Galilea chiamò a seguirlo i suoi primi discepoli, che raggiungeranno il numero di dodici. Fu da qui che iniziò la sua predicazione riguardante l'avvento del Regno di Dio sulla terra, annunciato attraverso il racconto di parabole per spiegare in modo semplice particolari concetti morali o religiosi e soprattutto tramite i miracoli: Gesù guariva i malati, resuscitava i morti e liberava gli indemoniati dai demoni. Le folle che lo seguivano diventarono sempre più numerose ma Gesù si attirò le antipatie e l'odio delle massime autorità religiose dell'epoca. L'apostolo Pietro riconobbe in Lui il Figlio di Dio ma Egli impose ai discepoli il silenzio, annunciando la sua prossima morte e resurrezione. Dopo essere entrato trionfalmente a Gerusalemme ed aver scacciato i mercanti che avevano trasformato il tempio in un luogo di commercio, Gesù celebrò la Pasqua con i suoi discepoli ed istituì l'Eucaristia, ossia il rito che suggella la nuova Alleanza tra Dio e l'Uomo. Ma Giuda Iscariota, uno degli apostoli, lo tradì e lo consegnò alle autorità: comparso in giudizio dinanzi al sommo sacerdote Caifa, dove confessò di essere il Figlio di Dio tra lo scandalo dei presenti, e poi davanti al governatore romano Ponzio Pilato, venne flagellato, umiliato ed infine condannato a morte e crocifisso. Gesù morì dopo aver perdonato i propri carnefici e il suo corpo deposto dalla croce e sepolto nella tomba di Giuseppe d'Arimatea, un suo seguace che aveva ottenuto da Pilato il permesso di dargli una degna sepoltura. Ma dopo tre giorni la tomba fu trovata vuota e Gesù comparve alle donne che lo avevano seguito in vita e ai discepoli. Dopo aver affidato loro la missione di predicare in tutto il mondo la sua Parola, Gesù ascese al cielo.

    Atti degli Apostoli

    Lo stesso argomento in dettaglio: Atti degli Apostoli.
    Caratteristiche generali

    Gli Atti degli Apostoli furono composti probabilmente tra il 70 e il 90 d.C. dall'evangelista Luca, cui è attribuita tradizionalmente la scrittura di quest'opera a causa delle affinità con il suo Vangelo.

    Sette delle Lettere paoline (Romani, 1-2 Corinzi, Galati, Filippesi, 1 Tessalonicesi e Filemone) sono attribuite effettivamente a San Paolo, che le avrebbe scritte tra il 50 e il 60 d.C. Le altre (2 Tessalonicesi, Colossesi, Efesini, 1-2 Timoteo e Tito) sono dette "deuteropaoline" perché si fa risalire la loro composizione non direttamente a Paolo ma ai suoi discepoli. La Lettera agli Ebrei, considerata dalla Chiesa cattolica come scritta da Paolo, è invece ritenuta dall'esegesi opera di un autore anonimo. Le altre Lettere, attribuite agli apostoli Pietro, Giovanni, Giacomo e Giuda, sono indirizzate a tutta la cristianità e non ad uno specifico destinatario come le Lettere di Paolo.

    L'Apocalisse fu scritta alla fine del I secolo d.C. ed è attribuita all'apostolo ed evangelista Giovanni. Riprende il filone della letteratura apocalittica ebraica già individuato nel libro di Daniele.

    Cinquanta giorni dopo la resurrezione di Gesù, lo Spirito Santo discese sotto forma di fiammelle sugli apostoli, i quali avevano deciso di sostituire Giuda Iscariota, il traditore di Gesù, con Mattia. Gli apostoli predicarono la Parola di Gesù e compirono molti miracoli a Gerusalemme: nacque la prima comunità cristiana che attirò molti seguaci. Uno di loro, Stefano, fu arrestato, processato con false accuse e lapidato a morte. Saulo di Tarso, il principale persecutore dei cristiani e uno dei carnefici di Stefano, ebbe un'apparizione del Signore mentre stava andando a Damasco per arrestare nuovi convertiti e quindi decise di abbracciare la Fede in Gesù Cristo con il nome di Paolo. Immediatamente iniziò a predicare in diverse città, compiendo vari miracoli fino al suo arresto e alla sua prigionia a Cesarea. Appellatosi alla giustizia romana, Paolo fu condotto a Roma dopo un naufragio a Malta e qui s'interrompe il racconto degli Atti.

    Lettere di Paolo, Pietro, Giovanni, Giacomo e Giuda

    Lo stesso argomento in dettaglio: Lettere di Paolo .

    Le Lettere attribuite a Paolo, Pietro, Giovanni, Giacomo e Giuda hanno contenuto esclusivamente teologico e, in particolare quelle di Paolo, furono destinate alle prime comunità cristiane che stavano sorgendo mentre le altre hanno carattere universale.

    L'Apocalisse

    Lo stesso argomento in dettaglio: Apocalisse di Giovanni.

    L'ultimo libro, l'Apocalisse (letteralmente "rivelazione"), tratta essenzialmente la fine del mondo, che si concluderà con il giudizio divino sui morti resuscitati di ogni età storica e l'affermazione definitiva del Regno Celeste, dove la morte sarà annientata e dalla quale saranno esclusi i peccatori.